Il frontespizio della tesi: cosa scrivere
Il frontespizio è la prima pagina della tesi: la carta d'identità del tuo lavoro. Sembra una formalità, ma è la pagina più regolamentata di tutto il documento. Ecco cosa deve contenere, dove trovare il modello del tuo ateneo e come impaginarlo senza errori.
Il frontespizio è la copertina interna della tesi: la prima pagina che il relatore, la commissione e la segreteria vedono quando aprono il tuo lavoro. Dieci minuti di lavoro, in teoria. In pratica è la pagina dove si concentrano più vincoli formali di tutta la tesi: logo, denominazioni ufficiali, ordine degli elementi e a volte perfino il font sono decisi dall'ateneo, non da te.
Ed è anche la pagina dove un errore si paga caro. Un titolo diverso da quello depositato, il nome del corso scritto in modo impreciso, il relatore indicato senza il titolo corretto: dettagli piccoli, ma su una pagina che contiene dieci righe in tutto, ogni dettaglio si vede. Vediamo come farla giusta al primo colpo.
Cos'è il frontespizio (e perché non è una pagina qualunque)
Il frontespizio è la pagina che identifica ufficialmente la tesi: dice chi l'ha scritta, in quale università, per quale corso, con quale relatore e in quale anno accademico. Non è la copertina rigida esterna, che è un'altra cosa (ci arriviamo), ma la prima pagina interna del documento.
Perché merita attenzione? Per tre motivi concreti:
- È un documento con valore formale. La tesi viene depositata e archiviata dall'ateneo: i dati del frontespizio devono coincidere con quelli registrati in segreteria.
- È la prima impressione. La commissione sfoglia la tesi partendo da lì. Un frontespizio curato comunica precisione; uno sciatto mette in allerta chi legge, ancora prima dell'introduzione.
- È spesso vincolato. Molti atenei impongono un modello ufficiale: usarne uno diverso può costringerti a rifare la pagina a ridosso della consegna.
Cosa contiene il frontespizio: gli elementi obbligatori
Ogni università ha il suo modello, ma gli elementi sono quasi sempre gli stessi, disposti dall'alto verso il basso in quest'ordine:
- Logo dell'ateneo, in alto al centro (di norma nella versione ufficiale, senza modifiche di colore o proporzioni).
- Università, dipartimento e corso di laurea, con la denominazione esatta e per esteso.
- Titolo della tesi ed eventuale sottotitolo, ben evidenti al centro della pagina.
- Relatore ed eventuale correlatore, con il titolo accademico corretto (Prof., Prof.ssa, Dott.).
- Candidato: nome, cognome e numero di matricola.
- Anno accademico di discussione, in basso.
Su una pagina vuota, lo schema tipico è questo:
Università degli Studi di […]
Dipartimento di […]
Corso di Laurea in […]Titolo della tesi
Eventuale sottotitoloRelatore: Prof. Nome Cognome
Candidato: Nome Cognome - Matricola […]Anno Accademico […]
Attenzione a due punti che generano più errori di tutti gli altri messi insieme. Primo: il titolo deve coincidere con quello depositato in segreteria, parola per parola. Se dopo il deposito il titolo è cambiato d'accordo con il relatore, verifica la procedura di modifica del tuo ateneo prima di stampare. Secondo: la denominazione del corso va riportata per esteso e nella forma ufficiale: «Corso di Laurea Magistrale in Economia e Gestione Aziendale», non «Economia magistrale».
Dove trovare il fac-simile ufficiale del tuo ateneo
La regola d'oro è una sola: non inventare il frontespizio. Quasi tutti gli atenei mettono a disposizione un modello ufficiale, di solito in uno di questi posti:
- la pagina «Laurearsi» o «Prova finale» del sito del tuo corso di laurea;
- la piattaforma dell'ateneo (nelle università telematiche il modello si trova di norma nell'area riservata, insieme alle linee guida per la tesi);
- le linee guida o il regolamento per la prova finale, spesso in PDF con il fac-simile in appendice.
Se non lo trovi, chiedi in segreteria didattica o direttamente al relatore: capita che il modello circoli via mail e non sia pubblicato sul sito. E se il tuo corso non impone alcun modello, guarda le tesi discusse di recente nello stesso corso e replica l'impostazione: è il modo più sicuro per non stonare.
Un caso a parte sono le università telematiche: eCampus, Pegaso, Unicusano e le altre hanno procedure di consegna quasi interamente digitali e regole di formattazione piuttosto rigide, frontespizio compreso. Se studi in una di queste, trovi le specificità in come funziona la tesi nelle università telematiche.
Come impaginare il frontespizio in Word
Se il tuo ateneo fornisce il modello in Word, il lavoro è quasi fatto: compila i campi senza toccare la struttura. Se invece parti da zero, questi accorgimenti ti evitano i problemi classici:
- Stesso font della tesi. Il frontespizio non è il posto per la creatività tipografica: usa il carattere del resto del documento, variando solo le dimensioni (titolo più grande, dati istituzionali e anno più piccoli).
- Tutto centrato, con gerarchia chiara. Ateneo in alto, titolo al centro ottico della pagina, relatore e candidato sotto, anno accademico in fondo. Gli spazi vuoti tra i blocchi fanno parte del design: non riempirli.
- Logo in formato corretto. Scarica il logo dai canali ufficiali dell'ateneo, non da una ricerca immagini: le versioni trovate online sono spesso a bassa risoluzione e in stampa si vede.
- Interruzione di pagina, non righe vuote. Chiudi il frontespizio con un'interruzione di pagina: se lo spingi giù a colpi di Invio, qualunque modifica successiva ti scombina tutto.
Il frontespizio si numera?
No: il frontespizio non riporta il numero di pagina, ma conta come pagina 1 ai fini della numerazione. In Word si ottiene con l'opzione «Numero diverso per la prima pagina» (o con un'interruzione di sezione, se anche indice e dedica devono restare senza numero). È lo stesso principio che regola le prime pagine dell'indice della tesi: le pagine preliminari si contano, ma non sempre si mostrano.
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Frontespizio della tesi triennale e magistrale: cosa cambia
La struttura è identica: cambiano le diciture. Sul frontespizio della triennale compare «Corso di Laurea in…» e spesso la dicitura «Tesi di laurea» o «Elaborato finale»; sulla magistrale trovi «Corso di Laurea Magistrale in…» e «Tesi di Laurea Magistrale». Alcuni corsi triennali chiamano il lavoro finale «relazione» o «elaborato»: usa il termine che compare nel regolamento del tuo corso, non quello che suona meglio.
Anche il correlatore segue logiche diverse: nelle magistrali e nelle tesi sperimentali è frequente, nelle triennali spesso non è previsto. Se non ce l'hai, la riga si elimina del tutto: non va lasciata vuota né compilata con trattini.
Frontespizio e copertina: non sono la stessa cosa
I due termini vengono usati come sinonimi, ma indicano pagine diverse. La copertina è l'involucro esterno della tesi stampata e rilegata: cartoncino o similpelle, spesso con scritte impresse in oro o argento. Il frontespizio è la prima pagina interna, stampata su carta normale come il resto del documento.
Di solito la copertina riporta gli stessi dati del frontespizio (a volte in versione ridotta, senza matricola), e la tipografia la compone partendo proprio dal frontespizio che le consegni: un motivo in più per averlo perfetto. Su colori, materiali e significati della rilegatura trovi una guida dedicata in che colore scegliere per la copertina della tesi.
Occhio anche ai tempi: la stampa e la rilegatura richiedono di norma qualche giorno lavorativo, e sotto sessione le tipografie universitarie si intasano. Il frontespizio va chiuso e verificato prima di portare il file in stampa, non la sera prima della discussione.
Cosa viene subito dopo il frontespizio
Il frontespizio apre la serie delle pagine preliminari, quelle che precedono l'introduzione. L'ordine tipico è questo, ma come sempre fanno fede le linee guida del tuo corso:
- Eventuale dedica, su una pagina a sé: una riga, sobria, senza titolo.
- Indice, con capitoli, paragrafi e numeri di pagina generati in automatico da Word.
- Eventuale abstract, se il tuo ateneo lo richiede in apertura: in diverse università, comprese molte telematiche, è obbligatorio e ha regole precise di lunghezza e contenuto. Trovi tutto nella guida all'abstract della tesi.
I ringraziamenti, invece, di norma chiudono la tesi dopo le conclusioni, anche se alcuni li collocano tra le pagine iniziali: entrambe le posizioni sono accettate, purché non finiscano sul frontespizio, che deve restare pulito e istituzionale. Se sei a corto di idee su cosa scrivere, qui trovi esempi e formule per i ringraziamenti della tesi.
Un'ultima nota pratica: alcuni atenei richiedono la firma del relatore (o del candidato) sulla copia destinata al deposito, in un'apposita riga del frontespizio o del modulo di consegna. Se il fac-simile del tuo corso prevede uno spazio per la firma, non eliminarlo dal file: scoprire che manca il giorno della consegna significa ristampare.
Gli errori più comuni sul frontespizio
Sono sempre gli stessi, e sono tutti evitabili:
- Titolo diverso da quello depositato. L'errore più grave: nei casi peggiori la segreteria può chiederti di ristampare. Confronta il frontespizio con la domanda di laurea, carattere per carattere.
- Denominazioni abbreviate o sbagliate. Dipartimenti che hanno cambiato nome, corsi scritti a memoria, «facoltà» dove ormai si dice «dipartimento». Copia le diciture dal sito ufficiale, non dai ricordi del primo anno.
- Titoli accademici imprecisi. Il relatore è professore ordinario, associato o ricercatore? Sul frontespizio basta «Prof.» o «Dott.», ma dev'essere quello giusto: nel dubbio, chiedi direttamente a lui.
- Refusi nel proprio nome o nella matricola. Succede più spesso di quanto pensi, proprio perché nessuno controlla i dati che «sa già».
- Logo deformato o non ufficiale. Stirato per riempire lo spazio, a bassa risoluzione, o nella versione vecchia dell'ateneo.
- Anno accademico sbagliato. Vale l'anno accademico della discussione: se ti laurei nella sessione straordinaria (febbraio-aprile), di norma l'anno accademico è ancora quello precedente. Verificalo sul calendario del tuo ateneo.
Molti di questi errori sfuggono a chi ha scritto la tesi proprio perché li ha davanti da mesi: è lo stesso meccanismo per cui i refusi si annidano nei capitoli riletti dieci volte. Una correzione di bozze professionale serve esattamente a questo: un occhio esterno che controlla ciò che il tuo cervello ormai dà per scontato.
Checklist finale prima del deposito
Prima di caricare il PDF o portare il file in tipografia, passa il frontespizio al setaccio:
- Il titolo coincide esattamente con quello depositato in segreteria?
- Università, dipartimento e corso sono scritti per esteso e nella forma ufficiale?
- Relatore (ed eventuale correlatore) hanno nome e titolo corretti?
- Nome, cognome e matricola sono giusti? (Sì, controlla anche questi.)
- L'anno accademico è quello della sessione in cui discuti?
- Il logo è quello ufficiale, non deformato?
- La pagina non riporta il numero, ma la numerazione riparte correttamente dopo?
- Hai usato il fac-simile ufficiale, se il tuo ateneo lo prevede?
Se tutte le risposte sono sì, il frontespizio è pronto. E se la tesi invece è ancora in alto mare, il frontespizio è l'ultimo dei problemi: parti dalla struttura con la nostra guida su come scrivere la tesi di laurea, oppure fatti affiancare da un redattore laureato nella tua disciplina attraverso il nostro servizio di aiuto tesi.
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Cosa si scrive nel frontespizio della tesi?
Il frontespizio contiene, dall'alto verso il basso: logo e nome dell'università, dipartimento e corso di laurea, titolo della tesi con eventuale sottotitolo, relatore ed eventuale correlatore, nome e matricola del candidato, anno accademico. L'ordine e le diciture esatte dipendono dal modello del tuo ateneo.
Dove trovo il fac-simile del frontespizio?
Quasi tutti gli atenei pubblicano un modello ufficiale nella sezione dedicata alla prova finale del sito del corso, nelle linee guida per la tesi o sulla piattaforma online. Usa quello: logo, font e disposizione sono spesso vincolati. Se non lo trovi, chiedi in segreteria didattica o al relatore.
Il frontespizio va numerato?
No, il frontespizio non riporta il numero di pagina, ma conta come pagina 1 ai fini della numerazione del documento. In Word si imposta con l'opzione "Numero diverso per la prima pagina" o con un'interruzione di sezione.
Frontespizio e copertina sono la stessa cosa?
No. La copertina è l'involucro esterno della tesi rilegata, in cartoncino o similpelle, spesso con scritte in oro. Il frontespizio è la prima pagina interna, stampata su carta normale. Di solito riportano gli stessi dati, e la tipografia compone la copertina partendo dal frontespizio.
Il titolo sul frontespizio deve coincidere con quello depositato?
Sì, parola per parola: la tesi viene archiviata dall'ateneo e i dati del frontespizio devono corrispondere a quelli registrati con la domanda di laurea. Se il titolo è cambiato dopo il deposito, verifica la procedura di modifica prevista dal tuo ateneo prima di stampare.
Che font si usa per il frontespizio della tesi?
Di norma lo stesso font del resto della tesi, variando solo le dimensioni: titolo più grande, dati istituzionali più piccoli. Molti atenei vincolano carattere e impostazione nel fac-simile ufficiale, quindi controlla prima il modello del tuo corso.
Quale anno accademico va indicato sul frontespizio?
L'anno accademico della sessione in cui discuti la tesi. Attenzione alle sessioni straordinarie di inizio anno solare (febbraio-aprile): di norma appartengono ancora all'anno accademico precedente. Nel dubbio, verifica sul calendario didattico del tuo ateneo.
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