Redazione e revisione testi

Lo stile della tesi.

Come scrivere in modo accademico senza diventare illeggibili

Studente seduto a terra rilegge al tablet lo stile della propria tesi

Questo articolo è stato scritto e condiviso sul sito da Cristina Capograssi. Lo pubblichiamo nella sua versione originale.

E’ arrivato “quel” momento. Respiri e pensi: “Ci sono, ho tutto: le idee, il relatore, le tempistiche. E’ fatta”.

Ma ecco che subito dopo arriva la fatidica domanda: ma da dove e soprattutto, come si comincia? A chi mi devo rivolgere? Che tono devo tenere?

Lo stile è fondamentale per una tesi originale, e vi sono parametri da rispettare, soprattutto in tesi di tipo umanistico, in cui un registro linguistico adeguato, può dare punti tanto quanto il contenuto.

Che cos’è lo stile della tesi

Ma che cos’è lo stile, il registro accademico? Che valenza ha nel nostro elaborato?

Il registro linguistico che usi nella tesi è il tuo codice, la forma che hai riconosciuto e fatta tua per arrivare dritto al destinatario e catturarne l’attenzione fino alle ultime conclusioni.

Occorre certamente rispettare delle regole formali, stai parlando al tuo relatore, è vero, ma anche a una possibile platea sconosciuta, e qualcuno in quella platea potrebbe anche essere interessato alle tue idee e magari tirarne fuori un futuro progetto di lavoro comune.

Accademico non significa illeggibile

Spesso si crede che lo stile accademico richieda ampollosità di linguaggio e nelle tesi si leggono periodi come: “La summenzionata teoria rappresenta per lo scrivente una imprescindibile prova di quanto l’arte futurista rappresenti un fenomeno paradigmatico di rottura”.

Ma quanto sarebbe più diretto e di effetto leggere: “Il Futurismo squarciò gli schemi preesistenti come un tuono in una notte d’estate”?

Il lettore esce dal torpore accademico e diventa attore nella narrazione.

Stile accademico non significa infatti illeggibile, ma nel rispetto di regole riconosciute, mostrarsi diretti e chiari.

I cinque tik linguistici da evitare

Ci sono poi quelli che potremmo definire i cinque “tik linguistici” da evitare: I gerundi a catena, tipo: “Affermando tale teoria, cambiando punto di vista e confrontandolo con il precedente assunto..

Utilizza invece periodi brevi e verbi di modo finito come: “In tale teoria, se capovolgiamo il punto di vista..

Secondo uso o tik molto diffuso è la nominalizzazione, ovvero trasformare un aggettivo, un verbo o una intera frase in un nome, aggiungendo suffissi. Ad esempio: “Si rivela dunque l’effettuazione del riscontro”, quando il più semplice “Si rivela l’effettivo riscontro” arriva subito a chiarire il concetto.

Spesso poi per riempire la pagina e dare “massa” al concetto, inserisci aggettivi del tutto inutili se non deleteri, che rallentano la frase e l’attenzione: “La poesia di Montale rientra pienamente nello stile ermetico”.

Lunghezza dei periodi: non sei Joyce, evita periodi lunghi, e se non ci riuscite, spezzateli in più proposizioni, tralasciando un eccessivo uso di pronomi e proposizioni secondarie a catena. Ad esempio: Bruno Corra, fratello di Arnaldo Ginna Corradini, che fondò la famosa rivista «L’Italia Futurista», era lo pseudonimo dello scrittore italiano futurista B. Corradini che partecipò alla fondazione della rivista. Piuttosto scrivi: “Bruno Corra, pseudonimo di Bruno Corradini e fratello di Arnaldo Ginna, fonda con lui la nota rivista Italia futurista”.

O ancora: “Lo scrittore francese dedicò tutta la vita alla produzione della complessa opera La Recherche. Dopo aver completato gli studi, si dedica alla scrittura e frequenta i salotti letterari parigini, affascinato dall’élite culturale del tempo. La morte della madre, nel 1905, segna un momento di grande crisi per Proust, che si ritira dalla vita sociale per dedicarsi interamente alla scrittura”.

Snelliamo la pagina: “Proust dedica l’intera vita alla composizione di un’opera omnia, e nel 1905, dopo la morte della madre decide di ritirarsi dalla vita sociale e dedicarsi unicamente al suo progetto”.

Evita ad ogni costo frasi banali e ripetizioni come “Si può affermare che” sostituendole con un più lineare “Si comprende che”.

Alcune raccomandazioni pratiche

  • Ricorda di andare spesso a capo così da assecondare il respiro del testo e del lettore.
  • Definisci sempre un termine quando lo introduci per la prima volta, e se non ne sei in grado, evitalo.
  • Allo stesso modo, se citi qualcuno non dare per scontato che il lettore sappia a cosa o a chi ti riferisci. Se parli di A.I. tutti o quasi sanno ormai cosa sia, ma se citi Geoffrey Hinton, sarà bene dire che è un premio Nobel per la fisica considerato padrino dell’A.I.
  • Le banalità possono abbassare di colpo il livello del tuo lavoro, evitale. Esordire ad esempio con: "L'intelligenza artificiale generativa è la chiave per risolvere alcuni dei più grandi problemi del mondo” (Mark Zuckerberg), abbasserà tutto il contesto ad ovvietà. Lo avrà anche detto, Zuckerberg, ma è una frase generica e non è necessario smuovere l’autorevolezza di qualcuno per dire cose ovvie.

Le quattro domande di partenza

Infine alcune risposte alle domande classiche nella fase creativa di una tesi:

  • Che tipo di tesi fare? compilazione o ricerca?
  • In che modo può essere utile la tesi anche dopo la laurea?
  • Da dove parto?
  • Devo usare il pronome “Io” oppure il “Noi”?

Considera come regola generale, che più si restringe il campo più si lavora bene. Una tesi monografica compilativa è dunque preferibile, specialmente se il tempo a disposizione è ristretto.

La tua tesi di laurea potrà tornarti utile anche se poi sarà lontana dall’area di riferimento del tuo lavoro. La capacità di organizzazione, il rispetto delle tempistiche, il rapporto con il relatore, resteranno per sempre strumenti potenti di relazione, qualsiasi sarà la tua professione.

Per la partenza del progetto, fissati degli step di lavoro, che farai poi corrispondere ai capitoli, usando l’indice come piano di lavoro.

Resto infine dell’opinione di Umberto Eco, che riteneva scrivere “un atto sociale”, e quindi favorevole all’uso del pronome “noi”, presumendo che l’argomento della tesi, sarà condiviso dai lettori.

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